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Questo corso ECM di tipo RES è offerto da Kassiopea Group Srl e assegna 30 crediti ECM. L'obiettivo formativo è: 1 - Applicazione nella pratica quotidiana dei principi e delle procedure dell'evidence based practice (EBM - EBN - EBP).
Tumor board multidisciplinare ECM al Mater Olbia Hospital per urologi e team oncologico: aggiornamento su neoplasie urologiche (prostata, vescica, rene, testicolo, pene) con discussione collegiale di casi clinici complessi.
Il Tumor Board Urologico rappresenta il contesto ottimale per la discussione multidisciplinare dei casi oncologici complessi, integrando le competenze di urologi, oncologi medici, radioterapisti e radiologi. La valutazione collegiale consente di definire strategie terapeutiche personalizzate basate sulle evidenze più recenti, ottimizzando gli outcome oncologici e funzionali attraverso un'attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio. Particolare attenzione viene dedicata alla selezione dei pazienti candidabili a trattamenti multimodali, al corretto timing delle terapie sistemiche, neoadiuvanti o adiuvanti, alla gestione proattiva degli effetti collaterali correlati alle terapie, e alla discussione delle situazioni cliniche borderline dove il confronto multidisciplinare risulta determinante. Ogni decisione terapeutica viene individualizzata tenendo conto delle caratteristiche del paziente, delle comorbidità, della qualità di vita attesa, delle aspettative e preferenze del paziente stesso, garantendo un approccio centrato sulla persona.
CARCINOMA PROSTATICO Il carcinoma prostatico è il secondo tumore più comune negli uomini, con incidenza crescente legata all'invecchiamento della popolazione. L'approccio terapeutico viene discusso collegialmente considerando molteplici fattori tra cui stadio di malattia, aspettativa di vita, comorbidità, qualità di vita attesa e preferenze del paziente. Le opzioni terapeutiche spaziano dalla sorveglianza attiva per le forme a basso rischio, alla prostatectomia radicale e/o radioterapia con diverse modalità di frazionamento per la malattia localizzata, fino alla terapia multimodale per la malattia localmente avanzata che può includere radioterapia associata a deprivazione androgenica per 2-3 anni, con o senza intensificazione mediante Abiraterone. Nella malattia metastatica ormono-sensibile, la discussione collegiale valuta caso per caso l'intensificazione terapeutica combinando ADT con inibitori del recettore androgenico (abiraterone, apalutamide, enzalutamide, darolutamide) con eventuale aggiunta di docetaxel in pazienti fit, bilanciando l'incremento documentato di overall survival con il profilo di tossicità e la qualità di vita. Per la malattia resistente alla castrazione, il Tumor Board definisce sequenze terapeutiche personalizzate che possono includere PARP-inibitori in presenza di mutazioni dei geni della ricombinazione omologa, chemioterapia, e diverse linee di ormonoterapia, sempre valutando il timing ottimale di radioterapia di salvataggio e l'indicazione alla linfoadenectomia in base alle caratteristiche individuali del paziente e agli obiettivi di cura concordati.
CARCINOMA VESCICALE Il carcinoma vescicale rappresenta il settimo tumore più frequente negli uomini, con il fumo come principale fattore di rischio responsabile del 50-65% dei casi. La malattia muscolo-invasiva richiede stadiazione accurata mediante TC torace-addome-pelvi e rappresenta un esempio paradigmatico dell'importanza della discussione multidisciplinare. Il Tumor Board valuta collegialmente l'indicazione alla chemioterapia neoadiuvante cisplatino-based, che ha dimostrato un incremento dell'overall survival dell'8% a 5 anni, seguita da cistectomia radicale con linfoadenectomia pelvica, oppure l'alternativa della trimodality therapy (TURBT massimale associata a chemio-radioterapia) che può rappresentare un'opzione organ-sparing in casi accuratamente selezionati, bilanciando controllo oncologico e qualità di vita. La terapia adiuvante con nivolumab o pembrolizumab viene discussa per pazienti ad alto rischio post-cistectomia che siano cisplatino-ineleggibili e con espressione di PD-L1, valutando attentamente il profilo di tossicità immune-correlata. Nella malattia metastatica, lo studio EV-302 ha recentemente modificato il paradigma terapeutico dimostrando la superiorità della combinazione enfortumab vedotin più pembrolizumab rispetto alla chemioterapia platinum-based in prima linea. Il sequencing terapeutico viene individualizzato caso per caso e può includere mantenimento con avelumab dopo chemioterapia, erdafitinib per pazienti con alterazioni di FGFR identificate mediante test genomico, e trastuzumab deruxtecan per tumori con overespressione HER2 3+. La discussione collegiale è determinante nella selezione dei pazienti per chemioterapia neoadiuvante, nella scelta tra cistectomia radicale e trimodality therapy considerando età, comorbidità e funzione vescicale, e nella definizione delle sequenze terapeutiche ottimali nella malattia avanzata tenendo conto della storia terapeutica precedente e delle aspettative del paziente.
CARCINOMA RENALE Il carcinoma renale presenta un picco di incidenza tra 60-70 anni con rapporto maschi:femmine di 3:2, associato a fattori di rischio modificabili quali fumo, obesità e ipertensione. La diagnosi si basa su TC multifasico con enhancement; la biopsia percutanea viene discussa collegialmente quando indicata prima di ablazione, terapie sistemiche, o in candidati alla sorveglianza attiva per piccole masse renali. Il Tumor Board valuta caso per caso l'approccio chirurgico ottimale: la chirurgia nephron-sparing rappresenta lo standard per tumori T1 e viene offerta anche per T2 selezionati quando tecnicamente fattibile, bilanciando controllo oncologico e preservazione della funzione renale. La terapia adiuvante con pembrolizumab, che nello studio Keynote-564 ha dimostrato beneficio in disease-free survival per carcinoma a cellule chiare ad alto rischio post-nefrectomia (pT2 G4, pT3-4, pN+, M1 NED). Nella malattia metastatica, le opzioni terapeutiche di prima linea includono diverse combinazioni immuno-oncologiche (nivolumab/ipilimumab, pembrolizumab/axitinib, lenvatinib/pembrolizumab, cabozantinib/nivolumab) che hanno sostituito i TKI in monoterapia; la scelta viene personalizzata considerando il profilo IMDC del paziente, le comorbidità, la tollerabilità attesa e gli obiettivi terapeutici. La nefrectomia citoriduttiva immediata non è raccomandata nei pazienti IMDC poor-risk e viene discussa come opzione differita dopo dimostrata risposta alla terapia sistemica nei pazienti intermediate-risk, valutando attentamente il timing ottimale. Il sequencing terapeutico post-immunoterapia prevede preferenzialmente cabozantinib sulla base dei dati disponibili più robusti. La discussione multidisciplinare è essenziale per definire il timing della nefrectomia citoriduttiva, per la selezione dei candidati alla terapia adiuvante dopo attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio, e per l'ottimizzazione delle sequenze terapeutiche nella malattia metastatica considerando le terapie precedenti e lo stato di performance del paziente.
CARCINOMA UROTELIALE DELLE ALTE VIE URINARIE Il carcinoma uroteliale delle alte vie urinarie rappresenta il 5-10% dei tumori uroteliali, con fattori di rischio che includono fumo, esposizione ad acido aristolochico e Lynch syndrome, per cui lo screening genetico è raccomandato nei casi sospetti. La stratificazione del rischio tra low-risk e high-risk mediante TC-urografia, citologia urinaria e ureteroscopia con biopsia è fondamentale e viene discussa collegialmente per guidare la selezione terapeutica ottimale. Per le forme low-risk, il Tumor Board valuta caso per caso gli approcci kidney-sparing che possono includere ureteroscopia con ablazione o resezione segmentaria ureterale, sempre bilanciando il controllo oncologico con la preservazione della funzione renale e considerando l'affidabilità del paziente al follow-up intensivo. Le forme high-risk richiedono nefroureterectomia radicale con escissione del bladder cuff e linfoadenectomia template-based. La chemioterapia adiuvante platinum-based, che ha dimostrato significativo beneficio in disease-free survival per stadi pT2-4 e/o pN+, viene discussa per tutti i pazienti eleggibili, mentre nivolumab o pembrolizumab adiuvanti vengono considerati per pazienti con espressione di PD-L1 che siano cisplatino-ineleggibili e con malattia ≥pT3 o pN+, valutando attentamente il profilo di tossicità immune-correlata. Nella malattia metastatica, l'algoritmo terapeutico ricalca quello del carcinoma vescicale con enfortumab vedotin più pembrolizumab in prima linea, ed erdafitinib per pazienti con alterazioni genomiche di FGFR (il cui test è raccomandato alla diagnosi della malattia metastatica). La discussione multidisciplinare orienta la scelta tra approccio kidney-sparing e nefroureterectomia radicale considerando le caratteristiche del paziente e della malattia, definisce l'indicazione alla chemioterapia perioperatoria, e personalizza la gestione della malattia avanzata in base alla storia terapeutica e agli obiettivi di cura.
CARCINOMA TESTICOLARE Il carcinoma testicolare rappresenta l'1% delle neoplasie nell'adulto ma costituisce il 5% dei tumori urologici, con il 90-95% dei casi rappresentato da tumori germinali che presentano un picco di incidenza nella terza-quarta decade di vita. La diagnosi si basa su ecografia testicolare ad alta frequenza, determinazione dei markers sierici (AFP, β-hCG, LDH) e staging mediante TC torace-addome-pelvi; la stratificazione prognostica secondo l'IGCCCG (good, intermediate, poor prognosis) guida l'intensità del trattamento che viene discussa collegialmente. Per lo stadio I, il Tumor Board valuta caso per caso l'opzione della sorveglianza attiva, che rappresenta la scelta preferibile per i seminomi con eccellenti tassi di guarigione, oppure l'offerta di un ciclo di BEP adiuvante per i non-seminomi ad alto rischio caratterizzati da invasione linfovascolare, sempre considerando le preferenze del paziente e la sua affidabilità al follow-up. La malattia metastatica viene trattata con chemioterapia cisplatino-based (BEP per 3-4 cicli secondo la prognosi IGCCCG) seguita da chirurgia delle masse residue nei non-seminomi, con linfoadenectomia retroperitoneale nerve-sparing discussa in casi selezionati di stadio IIA marker-negativi. Le eccellenti prospettive di guarigione, che superano il 95% negli stadi precoci e raggiungono il 70-80% anche nelle forme metastatiche, vengono sempre bilanciate con la necessaria attenzione alla preservazione della fertilità e alla gestione delle tossicità a lungo termine. La discussione multidisciplinare è particolarmente rilevante nella gestione delle masse residue post-chemioterapia, dove la decisione tra osservazione, chirurgia o ulteriore trattamento sistemico richiede un'attenta valutazione collegiale, e nell'ottimizzazione dei regimi di salvataggio per i casi che recidivano dopo trattamento di prima linea.
CARCINOMA DEL PENE Il carcinoma del pene è una neoplasia rara con picco di incidenza nella sesta decade, strettamente associata all'infezione da HPV (responsabile di un terzo-metà dei casi), alla fimosi e al fumo; oltre il 95% dei casi è costituito da carcinoma squamocellulare. La diagnosi si basa su un accurato esame obiettivo, risonanza magnetica pelvica per la valutazione dell'invasione dei corpi cavernosi quando si considerano opzioni organ-sparing, e biopsia nei casi di dubbio diagnostico. Lo staging linfonodale rappresenta il principale fattore prognostico e viene discusso attentamente in sede collegiale: nei pazienti clinicamente N0 ma ad alto rischio (≥pT1b) è raccomandata la biopsia del linfonodo sentinella dinamica che garantisce accuratezza diagnostica elevata con bassa morbidità se eseguita in centri di riferimento, mentre nei pazienti clinicamente N+ è necessaria conferma istologica e staging con PET/TC. Il Tumor Board valuta caso per caso l'approccio terapeutico ottimale che può spaziare da opzioni conservative (terapia topica, laser, escissione locale, glansectomia) per le lesioni precoci con l'obiettivo di preservare la funzione sessuale e la qualità di vita, fino alla penectomia parziale o totale per la malattia localmente avanzata. La malattia cN3 caratterizzata da linfonodi fissi o adenopatia pelvica richiede chemioterapia neoadiuvante cisplatino-taxano based seguita da chirurgia di consolidamento nei pazienti che rispondono al trattamento, con attenta valutazione collegiale del timing e della fattibilità chirurgica. La centralizzazione delle cure in centri di riferimento è essenziale per garantire l'accesso a chirurgia conservativa di elevata qualità tecnica, biopsia del linfonodo sentinella accurata, e supporto multidisciplinare che include la gestione specialistica degli aspetti psicosessuali e del linfedema. La discussione collegiale è cruciale nella selezione tra approccio organ-sparing e chirurgia demolitiva bilanciando controllo oncologico e preservazione della qualità di vita, nell'indicazione alla chemioterapia neoadiuvante, e nell'integrazione precoce del supporto riabilitativo specialistico per ottimizzare gli outcome funzionali e psicologici.
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