Fonte dati per questo evento: Agenas. Evento organizzato da provider terzo. Trova ECM riporta dati pubblici dell'evento a scopo informativo e non è responsabile né del corso né dei contenuti, né ha accordi commerciali o di collaborazione con il provider.
Questo corso ECM di tipo FAD Asincrona è offerto da Bookia Srl e assegna 20 crediti ECM. L'obiettivo formativo è: 12 - Aspetti relazionali e umanizzazione delle cure.
Corso FAD ECM (20 crediti) sul counselling sistemico nell'intervento di cura con bambini e famiglie. Tratta tecniche di comunicazione consapevole, gestione del colloquio con genitori e bambini, alleanza terapeutica. Per professionisti sanitari, sociali ed educativi.
Lavorare con i bambini è bellissimo. Lavorare con i bambini è – quantomeno – scomodo. Forse sarebbe più facile se i genitori non fossero…. Se le mamme non fossero…Se i mass media non dicessero… Più di trentacinque anni di lavoro di formazione e di supervisione con professionisti sociali e sanitari, insegnanti, educatori, sono queste le osservazioni che ho sentito fare con maggiore frequenza, ed è questa l'impressione più viva che mi resta a partire dagli innumerevoli colloqui e casi analizzati insieme a loro. Lavorare con i bambini è bello e difficile.
Intendiamoci: non che sia più facile il lavoro di chi si occupa di adulti in difficoltà, o di anziani: la relazione e la comunicazione con i pazienti e con le loro famiglie si è complicata negli ultimi decenni. Ma per chi si occupa dell'età evolutiva c'è una difficoltà in più: il sistema famiglia che il professionista incontra è un sistema strutturalmente agitato. Chi si occupa di bambini incontra le famiglie nelle fasi di più intenso cambiamento della loro storia di vita, l'inizio dell'avventura genitoriale, la scoperta dell'identità separata (e dotata di volontà!) del loro bambino nelle diverse fasi della crescita, l'adolescenza. Possiamo considerare le competenze di counselling uno strumento in più per navigare con la famiglia nel mare agitato dell'età della crescita. Senza perdere la bussola.
Questo libro si rivolge a tutti coloro che lavorano con i bambini e con le loro famiglie, in ambito sanitario, sociale, educativo. Per comodità di scrittura ci riferiremo a tutti gli operatori con il termine "professionista", e ai destinatari del loro intervento con il termine "paziente". Quando presentai per la prima volta, in un convegno di pediatria, il metodo di comunicazione consapevole che cominciavo a definire counselling, il titolo che scelsi per la mia relazione fu "Anche il counselling, adesso?". La platea era interessante ma difficile: era la fine degli anni '80, di counselling si parlava da poco, e dopo le prime esperienze di formazione sulle tecniche di comunicazione rivolte a medici e professionisti sociali e sanitari avevo ben chiaro un rischio: quello di scontrarmi con la convinzione che, parlando di counselling, si chiedesse ancora una volta ai professionisti di "ascoltare di più", di "essere più empatici", di "decodificare i veri bisogni", di fare, insomma, gli psicologi dilettanti o i confidenti affettuosi dei loro pazienti.
Era da poco uscito il primo libro in cui avevo cominciato a sistematizzare, insieme a Giorgio Bert, le basi teoriche e le linee metodologiche di quello che definivamo counselling sistemico. La scelta di utilizzare questo termine invece di parlare semplicemente di comunicazione fra professionista sanitario e paziente nasceva dall'intenzione di rendere evidente che una comunicazione realmente efficace fra professionista e paziente richiede qualcosa di più e di diverso di quanto i professionisti apprendono all'Università o nella buona pratica; che pensare di fare del proprio meglio nella comunicazione con i pazienti non garantisce l'efficacia della comunicazione stessa; che, insomma, poteva essere necessario imparare qualcosa di nuovo e di diverso, che aveva un nome e una serie di regole ben precise, che poteva essere sperimentato, adattato alle esigenze specifiche di ambiti educativi, sociali e sanitari diversi; che poteva essere valutato.
La mia esperienza di psicoterapeuta della famiglia mi stava dimostrando che l'esigenza più sentita e più inascoltata, per le persone e per le famiglie, era invece quella di una presa in carico valida e completa all'interno della abituale relazione con il professionista sanitario, con l'assistente sociale, con l'educatore. Aggiungere con troppa facilità l'intervento dello psicologo a quello del professionista che ha in carico un caso non rappresenta necessariamente un guadagno per la famiglia, e anzi rischia di trasformarsi in una perdita, se il professionista sceglie di delegare allo psicologo anche momenti strettamente legati alla relazione di cura. Per non delegare ad altri aspetti della relazione di cura che gli competono, ogni professionista ha però il diritto, oltre che il dovere, di poter contare su una preparazione adeguata: in questo senso le competenze di counselling rappresentavano in quel momento storico una assoluta novità e potevano rispondere all'esigenza di maggiore qualità degli interventi espressa sia dalle famiglie che dai professionisti.
Il metodo del counselling sistemico nasce con l'obiettivo di differenziare in modo chiaro il counselling dall'intervento psicologico, e arricchirlo con contenuti derivanti dall'antropologia, dalla pedagogia, dalla scienza della comunicazione. La sistemica introduce nella lettura delle relazioni umane la centralità dei due soggetti della comunicazione, e la focalizzazione su ciò che fra i due soggetti avviene: interazione, comunicazione, scambio di messaggi, che diventano regole di una relazione in continuo divenire. Strumento principale è la consapevolezza della non semplicità degli atti comunicativi: solo imparando a intravedere la complessità di ogni scambio comunicativo diventa possibile per il professionista muoversi per obiettivi, valutare gli effetti dei propri messaggi, riadattare la comunicazione per ottenere una maggiore efficacia.
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