Fonte dati per questo evento: Agenas. Evento organizzato da provider terzo. Trova ECM riporta dati pubblici dell'evento a scopo informativo e non è responsabile né del corso né dei contenuti, né ha accordi commerciali o di collaborazione con il provider.
Questo corso ECM di tipo FSC è offerto da Sos S.R.L. - Scientific Organizing Service Con Unico Socio e assegna 7 crediti ECM. L'obiettivo formativo è: 2 - Linee guida - protocolli - procedure.
Corso FSC su melanoma e tumori cutanei non melanoma. Aggiornamento su immunoterapia, targeted therapy (inibitori BRAF+MEK), tebentafusp per melanoma uveale, carcinoma squamocellulare e basocellulare. Target: oncologi, dermatologi, chirurghi.
L'incidenza del melanoma e dei tumori cutanei non melanoma è in continuo aumento. Nel rapporto AIRTUM "I numeri del cancro in Italia – 2020" vengono stimati, a livello nazionale, 14.863 nuovi casi di melanoma, con una lieve prevalenza per il sesso maschile (8.147 casi). Rispetto agli altri tumori, nella fascia d'età tra 0 e 49 anni il melanoma rappresenta la seconda neoplasia in termini di frequenza e proporzione nel sesso maschile e la terza nel sesso femminile. Fino a dieci anni fa, la sopravvivenza globale mediana per il melanoma avanzato era pari a circa 6 mesi, con solo il 25% dei pazienti vivi a 12 mesi, in ragione dell'inefficacia dei trattamenti chemioterapici. Grazie all'introduzione nella pratica clinica quotidiana dell'immunoterapia con gli inibitori dei checkpoint immunologici e delle terapie a bersaglio molecolare (in presenza della mutazione di gene BRAF), la prognosi dei pazienti con melanoma avanzato è migliorata drasticamente, con percentuali di sopravvivenza a 5 anni pari al 44% per gli anticorpi anti-PD-1 e al 34% per gli inibitori di BRAF+MEK. Recentemente, è stata introdotta una nuova combinazione di inibitori di BRAF+MEK, encorafenib e binimetinib, che presenta un ottimo profilo di tollerabilità. Anche il trattamento adiuvante del melanoma ad alto rischio di recidiva ha subito una rivoluzione, grazie alla registrazione in questo setting degli anticorpi anti-PD-1 e della targeted therapy. Queste terapie hanno dimostrato un vantaggio sovrapponibile negli studi di fase 3, con una riduzione del rischio di recidiva prossima al 50%. Il progressivo affermarsi di questi nuovi farmaci ha quindi permesso di osservare concreti vantaggi in termini di sopravvivenza e di qualità di vita del paziente con melanoma.
Negli ultimi anni, anche il trattamento dei tumori cutanei non melanoma è stato rivoluzionato dall'introduzione di nuove terapie sistemiche efficaci: l'immunoterapia con anticorpi anti-PD-1/PD-L1 per la prima linea del carcinoma a cellule di Merkel e il carcinoma cutaneo a cellule squamose avanzato, e per la seconda linea del carcinoma basocellulare; la terapia a bersaglio molecolare con inibitori del pathway di Hedgehog per la prima linea del carcinoma basocellulare avanzato.
L'obiettivo del corso è fornire, attraverso il confronto tra professionisti, uno strumento di gestione real-life che migliori la personalizzazione delle strategie terapeutiche e, quindi, l'outcome clinico del paziente, la qualità di vita ed il suo grado di soddisfazione.
Il melanoma uveale è una neoplasia oncologica dell'occhio, rara e nella maggior parte dei casi a prognosi infausta. Fino al 50% dei pazienti sviluppano metastasi e nel 90% dei casi l'organo sede di secondarismi è il fegato, ciò, nonostante il trattamento del tumore primitivo. Nella fase metastatica, le terapie sono state finora traslate dal trattamento del melanoma cutaneo, sebbene gli studi di fase III non abbiano contemplato pazienti affetti da melanoma uveale. Gli studi finora condotti nel melanoma uveale in fase avanzata sono stati prevalentemente di natura osservazionale retrospettiva o prospettica. Gli inibitori dei checkpoint immunitari e la chemioterapia hanno fatto registrare risultati modesti, con impatto minimo sulla sopravvivenza globale che si attesta intorno ai 12 mesi. Solo pochi pazienti hanno beneficiato del trattamento, mentre la maggior parte di essi progrediva fino all'exitus nonostante i trattamenti. Anche i farmaci a bersaglio molecolare per le mutazioni più frequenti (GNAQ o GNA11) non hanno documentato miglioramenti dei risultati clinici.
Di recente, è stato dimostrato che nei pazienti con positività per HLA-A*02:01 il farmaco tebentafusp ha consentito di ottenere una sopravvivenza globale significativamente più lunga rispetto alle terapie di confronto (dacarbazina, ipilimumab o pembrolizumab). Tebentufusp è una proteina di fusione bispecifica, che, in presenza della variante HLA A*02:01, lega la proteina gp100 espressa dalle cellule di melanoma uveale ed è anche in grado di riconoscere il recettore CD3 presente sulla superficie dei linfociti T, consentendo una sinapsi immunologica. Nello studio di fase III, il tasso di pazienti vivi ad un anno è stato del 73% nel braccio con tebentafusp rispetto al 59% del braccio di controllo. La sopravvivenza globale è stata di 21.7 mesi con tebentafusp e di 16 mesi nel braccio di controllo. La sopravvivenza libera da progressione a 6 mesi è stata del 31% nei pazienti trattati con tebentafusp rispetto al 19% del braccio di controllo.
07/11/2026
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Segreteria organizzativa: Scientific Organizing Service SOS Srl, Via di Villa San Filippo 58, 00198 Roma. Provider Standard Agenas n° 1080. Evento gratuito. FSC, 7 crediti, 7 ore. Sede: Hotel Aleramo, Via Emanuele Filiberto 13, Asti, 07/11/2026.
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